L'elemento che non ha mai abbandonato è quello figurativo, che egli rappresenta attraverso tratti ora decisi ora impercettibili, dove le linee si intrecciano in vortici caotici di forme e colori, dando vita ad elementi di senso presenti e visibili, ma lontani da ogni rimando al passato.
Personalmente invidio molto questo pittore che, grazie solo ad un tratto veloce, riesce a definire la realtà, non fredda, ma intrisa di sentimento.
D: Domanda di rito: quando ha iniziato a dipingere e, soprattutto, spinto da cosa?
R: Se per dipingere s'intende disegnare e colorare, da quando ho incominciato a tenere una matita in mano. Alla pittura ad olio, invece, sono arrivato verso i 17 anni.
D: Che cos'è per lei la pittura?
R: Avendo cominciato da piccolo in modo del tutto spontaneo mi è sempre sembrata una cosa del tutto naturale come bere, mangiare o dormire, una qualità comune a tutti. Poi mi resi conto che non era affatto così. La cosa mi gratificò molto e allora ho fatto della pittura il mio mezzo espressivo per eccellenza.
D: Nella sua esperienza artistica ha sperimentato diverse forme d'espressione, passando per le varie correnti artistiche: ha trovato ciò che stava cercando?
R: Picasso diceva "io non cerco, trovo". Beato lui! Ironia a parte, penso di aver fatto molti passi avanti, ma c'è ancora da lavorare. Tradurre in segni e colore la realtà che viviamo, senza cadere nell'ovvio e nel banale (tendenza molto diffusa) è l'obiettivo, non facile, che mi sono posto.
Tutta l'intervista qua: Whipart Vito Ferraina
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