martedì 30 gennaio 2007

Sabrina Ferilli, Presidentessa per gioco, a Milano fino al 4 febbraio

di Tiziana Mezzina - 16.01.2007


Bruna, sexy, spumeggiante, ma soprattutto simpatica, Sabrina Ferilli , debutta nel ruolo di Gobette, sciantosa di periferia in guepiere, ne "La Presidentessa" , celebre pochade di Maurice Hennequin e Pierre Veber del 1912, in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 4 febbraio. Diretta alla regia da un mago della comicità come Gigi Proietti, l'attrice romana veste i panni di una divetta del varietà che, casualmente introdotta nell'abitazione del presidente del tribunale di paese, viene scambiata per sua moglie dal Ministro della Giustizia, in visita ufficiosa nella cittadina. Così, passata per "presidentessa", riuscirà a sedurre il ministro e a far promuovere il finto marito ad un importante incarico nella capitale.

Scritta in puro stile "vaudeville", il genere teatrale francese antesignano del moderno varietà, la storia si nutre di tresche sentimentali, corna vere e presunte, passioni provinciali e comici malcostumi. Gli scambi di persona e il gioco degli equivoci sono degni della miglior commedia comica la cui azione, per una scelta assolutamente azzeccata dello stesso Proietti, viene spostata dalla Francia del secondo Impero all'Italia giolittiana e da Parigi a Roma, passando per Scoparolo, immaginario paese di un Sud Italia appartato e provinciale. ..



Tutta la recensione qui http://lnx.whipart.it/news/2478/sabrina-ferilli-presidentessa.html

Rigoletto - Questa o quella per me pari sono...


Rigoletto è un'opera in tre atti di Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratta dal romanzo di Victor Hugo Le roi s'amuse (Il re si diverte). La scena è ambientata a Mantova e dintorni nel XVI secolo. La prima di quest'opera ebbe luogo l'11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia. Centrato sulla drammatica e originale figura di un buffone di corte, Rigoletto - che con Il trovatore (1853) e La traviata (1853) è parte della cosiddetta trilogia popolare di Verdi - fu inizialmente oggetto della censura austriaca. Rigoletto racconta una storia ancora attuale.

E' un intenso dramma di passione, tradimento, amore, vendetta, offre la combinazione fra ricchezza melodica e potenza drammatica, mettendo ben in evidenza le tensioni sociali. Questa, fra le più popolari opere di Giuseppe Verdi, verrà rappresentata a Jesi. A dirigere la FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana sarà Antonino Fogliani, giovane direttore messinese presente nelle stagioni di prestigiose istituzioni europee, mentre le scene ed i costumi sono dell'Opéra di Nizza con la regia di Paul-Emile Fourny, al debutto in Italia. Proprio il regista Paul-Emile Fourny afferma: "Il mio lavoro di regista consiste nel dare una logica: lo spettatore deve essere guidato dalla regia, non soltanto trasportato dalla musica o dalla vocalità.

Qualunque sia il finale della storia, bisogna che il cammino che ci porta resti leggibile e plausibile. In ogni caso, nell'opera arriva sempre un momento dove la musica sostituisce il regista, un momento dove il regista deve eclissarsi davanti alla musica: sono dunque obbligato ad abbandonare i personaggi, ma soltanto dopo che essi hanno costruito la verità che li porta ineluttabilmente al canto. Il canto deve restare l'apice di una situazione.

Resto molto legato alla costruzione di questo crescendo drammatico che avevo già esplorato nella mia regia di La vida breve.

Tutta la recensione qui http://lnx.whipart.it/news/2058/Rigoletto-Jesi.html

Fino al 13 febbraio L'arte marchigiana in Russia. Ad Ancona dal 10 marzo


"Tutti gli scrittori del passato - a partire da quelli medievali fino ai viaggiatori del XIX secolo - hanno ripetutamente parlato di "bei colli", di "bellezze dei campi", di "campagne ordinate e dilettevoli", una sorta di proiezione di quello che immaginiamo sia stato il biblico Eden. (...)

Dunque un tòpos ideale in cui non può che svilupparsi una tipologia di uomini orientati alla poesia e alla creatività oltre che al senso del fare (anch'esso manifestazione dell'istanza creativa)." Descrive così il critico Armando Ginesi il territorio marchigiano, come un paese dove prevale il senso della classicità, della misura, della tranquillità, attraverso le parole e sensazioni di artisti e scrittori. Le Marche sono da sempre fucina di artisti, in ogni campo.

E proprio trentacinque artisti marchigiani sono stati riuniti per rappresentare, per la prima volta, l'espressività artistica italiana contemporanea all'estero. Stiamo parlando della mostra "L'arte italiana del XX secolo attraverso i grandi marchigiani", che si sta tenendo da novembre - fino al 13 febbraio 2007 - all'Accademia dell'Arte russa di Mosca. Da Adolfo De Carolis, agli inizi del Novecento, a Osvaldo Licini, Scipione, Pericle Fazzini, Edgardo Mannucci, Orfeo Tamburi, fino ad arrivare ad Arnaldo Pomodoro, Walter Valentini, Bruno d'Arcevia, Valeriano Trubbiani, Enzo Cucchi, e alla video-arte di Mario Sasso.La mostra è stata realizzata grazie all'intesa fra il Comune di Ancona e L'Associazione Marche Russia, in collaborazione con la Regione Marche.

Tutta la recensione qui: http://lnx.whipart.it/artivisive/2487/arte-marchigiana-russia-ginesi.html

Fra Favole crudeli e Anatomy of a murder - Intervista ad Alessandro Grimaldi

Si destreggia alla perfezione fra il suo lavoro - arredatore e designer - e la carriera artistica. Nasce a Scicli (RG), ma vive attualmente a Ripe, in provincia di Ancona.
Attualmente Alessandro Grimaldi è impegnato in ben due esposizioni nell'ascolano: una è FAVOLE CRUDELI a cura di Stefano Verri con un intervento in catalogo di Lucilio Santoni presso il MIC - Museo Illustrazione Comica - Grottammare (AP) dal 2 dicembre 2006 al 28 gennaio 2007.
L'altra è ANATOMY OF A MURDER a cura di Luca Panaro presso la Galleria Marconi - Cupra Marittima dal 14 gennaio al 14 febbraio 2007.

Due esposizioni completamente diverse fra loro, ma decisamente legate da quel filo conduttore che le unisce: la decontestualizzazione. Le persone - o gli animali, le storie, gli ambienti - assumono l'aspetto di altre storie, mantengono la loro forma per raccontarne un'altra, totalmente diversa dal significato per la quale è nata. Il segno cambia, trasmuta per diventare un concetto, anzi, IL concetto che l'artista Alessandro vuole esprimere.

D: Domanda di rito: come e quando hai cominciato ad illustrare? E perché?
R: Non mi posso definire un illustratore, anzi, nel senso stretto del termine non lo sono affatto, il mio lavoro è più paragonabile a quello del D.J., perché effettivamente le immagini che utilizzo non vengono realizzate da me, bensì io attingo dalla rete, cercando immagini "globali", cioè appartenenti a chiunque, le decontestualizzo, le estrapolo cioè dal contesto originale dove le ho trovate, per poi inserirle nell'ambito di un mio progetto. Alle volte utilizzo solo parti d'immagini, singoli elementi, altre volte, con un intervento concettuale più radicale, ne decontestualizzo solo il significato mantenendone invariata la forma. Così facendo, l'immagine pur mantenendo l'aspetto originale, assume un nuovo significato nel contesto-contenitore da me concepito. Questo è quello che definisco decontestualizzazione del significato (decontestualizzazione concettuale). Uno dei rischi cui si va incontro quando si porta avanti questa metodologia di lavoro è l'imbattermi, frugando nella rete, in delle immagini che in un primo momento penso essere globali e solo dopo mi accorgo invece che sono riconducibili ad un altro artista; a questo punto l'immagine non è più globale ed il progetto perde di significato. Purtroppo è il caso di Favole Crudeli, solo adesso ho scoperto che le immagini appartengono ad un artista americano e che, quindi, l'intero progetto va riconsiderato...

Tutta l'intervista qui http://lnx.whipart.it/artivisive/2504/alessandro-grimaldi-intervista.html

lunedì 29 gennaio 2007

Intervista a Vito Ferraina

Vito Ferraina nasce a Catanzaro nel 1949. Dopo il diploma presso l'Istituto d'Arte di Vibo Valentia, ha frequentato gli studi dei maggiori artisti calabresi, che hanno influenzato le opere che vanno dal 1970 al 1986.
L'elemento che non ha mai abbandonato è quello figurativo, che egli rappresenta attraverso tratti ora decisi ora impercettibili, dove le linee si intrecciano in vortici caotici di forme e colori, dando vita ad elementi di senso presenti e visibili, ma lontani da ogni rimando al passato.

Personalmente invidio molto questo pittore che, grazie solo ad un tratto veloce, riesce a definire la realtà, non fredda, ma intrisa di sentimento.


D: Domanda di rito: quando ha iniziato a dipingere e, soprattutto, spinto da cosa?

R: Se per dipingere s'intende disegnare e colorare, da quando ho incominciato a tenere una matita in mano. Alla pittura ad olio, invece, sono arrivato verso i 17 anni.


D: Che cos'è per lei la pittura?

R: Avendo cominciato da piccolo in modo del tutto spontaneo mi è sempre sembrata una cosa del tutto naturale come bere, mangiare o dormire, una qualità comune a tutti. Poi mi resi conto che non era affatto così. La cosa mi gratificò molto e allora ho fatto della pittura il mio mezzo espressivo per eccellenza.


D: Nella sua esperienza artistica ha sperimentato diverse forme d'espressione, passando per le varie correnti artistiche: ha trovato ciò che stava cercando?

R: Picasso diceva "io non cerco, trovo". Beato lui! Ironia a parte, penso di aver fatto molti passi avanti, ma c'è ancora da lavorare. Tradurre in segni e colore la realtà che viviamo, senza cadere nell'ovvio e nel banale (tendenza molto diffusa) è l'obiettivo, non facile, che mi sono posto.



Tutta l'intervista qua: Whipart Vito Ferraina